Qualche settimana fa un cliente mi ha chiamato euforico: “Vincenzo, siamo finiti nella risposta di ChatGPT quando qualcuno cerca campeggi per famiglie in Toscana!”
Non aveva fatto interventi significativi sul sito, ma tra le varie attività che avevamo avviato nei mesi precedenti, una in particolare aveva dato un contributo determinante: un lavoro sistematico sulla gestione delle recensioni.
Da quel giorno ho iniziato a raccogliere dati e osservazioni su quello che funziona davvero. Questo articolo è il risultato di quel lavoro.
Fino a qualche anno fa, quando un viaggiatore cercava “hotel tranquillo per lavorare in montagna”, finiva su Google, scorreva qualche risultato, magari apriva TripAdvisor. Oggi una fetta sempre più grande di persone fa una cosa diversa: apre ChatGPT, Perplexity o Gemini e fa la domanda direttamente, come se stesse parlando con un consulente di fiducia o un amico al bar.
E l’AI risponde. Consiglia strutture specifiche. Le descrive con un linguaggio preciso e contestualizzato.
La domanda è: su cosa si basa per farlo?
La risposta, in gran parte, sono le recensioni.
I grandi modelli linguistici (ChatGPT, Gemini, Perplexity, Claude e simili) sono stati addestrati su enormi quantità di testo pubblico. Tra questo testo ci sono milioni di recensioni su Google, TripAdvisor e Booking. Continuano ad aggiornarsi, e alcune piattaforme come Perplexity indicizzano contenuti in tempo quasi reale.
Ma c’è una differenza fondamentale rispetto a come funzionava la SEO “tradizionale”: l’AI non conta le stelle, non si basa su metriche quantitative. Legge il significato della recensione.
Una recensione che dice “fantastico, tornerò sicuramente” è pressoché invisibile per un LLM. Una che dice “ideale per chi viaggia con bambini piccoli, il campeggio ha una zona giochi recintata e il personale ci ha aiutato con il passeggino” è una miniera di informazioni semantiche.
L’AI costruisce nel tempo un profilo della tua struttura aggregando centinaia di questi testi. Se trenta recensioni menzionano “tranquillo”, “nessun rumore di notte”, “perfetto per chi vuole staccare dalla città”, quel profilo inizia a posizionarti come struttura ideale per chi cerca silenzio e relax. Quando qualcuno chiede all’AI “dove posso dormire senza casino vicino a Firenze”, tu hai un vantaggio reale.
Non tutte le recensioni pesano allo stesso modo. Nella mia esperienza sul campo, ho visto che:
Google Reviews è la priorità assoluta. Ha un’indicizzazione rapida, alimenta direttamente Google AI Overviews e la scheda Google Business è il primo punto di contatto digitale per la maggior parte dei viaggiatori.
TripAdvisor ha un corpus storico enorme e viene ancora usato massicciamente in fase di training dai modelli. Se hai una struttura ricettiva e non curi TripAdvisor, stai rinunciando ad una fonte di visibilità.
Booking.com è fondamentale per intercettare chi è già in fase decisionale, chi sta per prenotare, non solo chi sta esplorando.
Il mio consiglio pratico:
Inizia da Google, qui puoi e devi spingere attivamente. Google è l’unica piattaforma dove ha senso chiedere direttamente al cliente di lasciare una recensione spontanea, ed è quella con il peso maggiore nel meccanismo AI che vedremo tra poco.
TripAdvisor vale ancora la pena sollecitarlo, soprattutto per strutture con una clientela internazionale abituata a consultarlo.
Booking gestisce la raccolta in autonomia, non puoi intervenire lì. Quello che puoi fare è curare le risposte con la stessa attenzione strategica che dedichi a Google.
Fino a qui ho parlato di piattaforme in termini generali. Ma c’è un dato specifico su Claude che vale la pena citare esplicitamente, perché cambia le priorità operative.
A maggio 2026, Nicolas Sitter (ricercatore specializzato in AI e hospitality) ha pubblicato un’analisi dettagliata del funzionamento interno di Claude quando riceve richieste su hotel. Il metodo: catturare e analizzare i log delle conversazioni in tempo reale, vedere esattamente quali strumenti Claude chiama e in quale ordine.
Il risultato è netto: nella modalità predefinita, Claude effettua una singola chiamata all’API di Google Places, preleva fino a otto strutture con rating, numero di recensioni e cinque recensioni testuali reali per ciascuna struttura. Da questo pool seleziona le cinque migliori usando come criteri principali il punteggio Google e il volume di recensioni. Le recensioni estratte entrano letteralmente nel ragionamento del modello e plasmano il testo finale della risposta.
La conseguenza pratica è diretta: per chi gestisce una struttura ricettiva, Google Maps non è solo uno strumento di visibilità locale. È la fonte primaria da cui Claude attinge per costruire le sue raccomandazioni. Curare la scheda Google Business, accumulare recensioni di qualità e rispondere in modo strategico non è più un’attività di contorno è il centro della strategia GEO.
Qui sta il cuore della questione, e voglio essere diretto: non si tratta di manipolare nulla. Si tratta di aiutare il cliente a raccontare la sua esperienza in modo completo, invece di lasciarlo davanti a una pagina bianca a scrivere “bello, consigliato”.
Prima di chiedere recensioni a chiunque, fermati un secondo. Fatti questa domanda: se un viaggiatore descrive la struttura ideale per lui, che parole usa?
Una famiglia con bambini piccoli dirà: “spazio verde, sicuro, animazione, culla disponibile, vicino al mare ma senza traffico.”
Un professionista in smart working dirà: “wifi stabile, spazio tranquillo, buona luce, possibilmente una scrivania.”
Una coppia in fuga romantica dirà: “intimo, silenzioso, colazione in camera, piscina privata.”
Queste sono le tue parole chiave semantiche. Non inventarle: raccoglile ascoltando i tuoi clienti migliori.
Il primo passo, prima ancora di pensare a cosa scrivere, è assicurarsi che la richiesta parta davvero. Sembra banale, eppure è uno degli step più trascurati: la maggior parte dei gestionali e dei booking engine permette di configurare una mail automatica post-soggiorno, ma pochissimi gestori la impostano in modo intenzionale.
La mail va configurata per partire 24-48 ore dopo il check-out, quando il ricordo è ancora vivo. Nel testo è utile suggerire esplicitamente le piattaforme su cui lasciare la recensione con un link diretto e perché no, anche la possibilità di rispondere direttamente alla mail per chi ha qualcosa da dire in privato o meglio per eventuali problematiche riscontrate. Quest’ultima opzione non è secondaria: intercettare un’insoddisfazione prima che diventi una recensione negativa pubblica vale quanto dieci recensioni positive.
Eccoci ora al punto di come chiedere la recensione. Vediamo un esempio:
❌ “Ci farebbe piacere una recensione su Google, grazie!”
✅ “È venuto con i bambini, e speriamo che si siano divertiti come ci hai già detto. Se ha un minuto, condividerlo su Google aiuterebbe tante altre famiglie a scegliere. Bastano due righe su com’è stata la vacanza con i bimbi.”
Nel secondo caso stai facendo due cose: stai riattivando un ricordo specifico e stai suggerendo implicitamente il contesto (“l’esperienza con i bambini”). Il risultato è una recensione molto più ricca e utile, sia per i futuri ospiti, sia per i modelli AI che la leggeranno.
Questo è il punto che spesso i gestori trascurano: quando rispondi a una recensione, stai scrivendo testo che Google indicizza e che i modelli AI leggono. Le risposte del gestore fanno parte del profilo semantico della struttura.
Se un cliente scrive “ottimo posto, staff gentile” e tu rispondi “Grazie mille!”, hai sprecato un’opportunità.
Se invece rispondi “Grazie! Siamo felici che tu abbia trovato il nostro agriturismo in Umbria accogliente e a misura di famiglia, è esattamente quello che cerchiamo di essere ogni giorno”, hai aggiunto segnale semantico prezioso.
Non si tratta di essere costruiti. Si tratta di essere precisi.
Le recensioni negative fanno parte del gioco. Ma c’è qualcosa che ho visto fare troppo spesso e che produce l’effetto opposto a quello desiderato: rispondere in modo difensivo ripetendo il termine negativo.
Se qualcuno scrive “il wifi era lento” e tu rispondi “ci dispiace per il problema con il wifi, stiamo lavorando per migliorare il wifi”, hai scritto la parola “wifi lento” tre volte in un testo pubblico. L’AI registra il pattern.
La risposta corretta riconosce il problema, lo contestualizza e sposta il focus: “Capisco la frustrazione — la connessione in quella zona della struttura non era all’altezza. Abbiamo già potenziato l’infrastruttura e siamo felici di sapere che tutto il resto dell’esperienza è stato positivo.”
Poi, nel medio periodo, bilancia il segnale: se hai cinque recensioni che menzionano un problema specifico, ne bastano quindici che parlano di altro per ridimensionare quel segnale nel profilo complessivo.
A questo punto qualcuno mi dice: “Vincenzo, tutto bello, ma chi ha il tempo di monitorare recensioni su tre piattaforme, rispondere a ognuna in modo strategico, tenere aggiornata la scheda Google?”
È una domanda legittima. E la risposta è che esistono strumenti pensati esattamente per questo.
Oggi ci sono software di gestione della reputazione online che ti permettono di centralizzare tutto in un unico pannello: ricevi le notifiche di nuove recensioni da Google, Booking e TripAdvisor in un unico posto, puoi rispondere direttamente senza aprire cinque tab, tieni monitorate le parole chiave che compaiono più spesso e hai una visione chiara dell’andamento del sentiment nel tempo.
Alcune di queste piattaforme si integrano direttamente con Google Business Profile, che è lo strumento che ti permette di gestire la tua scheda Google a 360 gradi: orari, foto, descrizioni, post, e ovviamente le recensioni. Avere tutto sotto controllo in un unico ambiente di lavoro non è un lusso, è una questione di efficienza.
Il modo più diretto che conosco è anche il più semplice: testa tu stesso. Apri Perplexity o ChatGPT, scrivi una query come la farebbe il tuo cliente ideale: “miglior agriturismo per famiglie in Umbria con bambini piccoli” e guarda se e come vieni menzionato.
Fallo ogni mese. Nota i cambiamenti. Non aspettarti risultati in una settimana, ma in tre-sei mesi di lavoro costante i segnali si vedono.
Tieni d’occhio anche alcune metriche più concrete: quante delle tue nuove recensioni contengono parole semanticamente ricche? Quanto spesso compaiono i termini che hai identificato come prioritari? La scheda Google Business mostra il numero di ricerche per categoria, anche quello è un segnale utile.
Le recensioni non sono mai state “solo” reputazione. Erano già un segnale di fiducia per i potenziali clienti umani. Oggi sono diventate anche infrastruttura semantica per i modelli AI che decidono chi consigliare e chi ignorare.
Il bello è che non serve un budget enorme per lavorarci. Serve metodo, costanza e la consapevolezza che ogni interazione post-soggiorno è un’opportunità per costruire il profilo che vuoi avere agli occhi degli algoritmi e dei tuoi potenziali ospiti.
Inizia da una cosa sola: prendi il messaggio con cui chiedi recensioni ai tuoi clienti e riscrivilo. Più specifico, più contestualizzato, più capace di evocare il ricordo giusto. È un cambiamento piccolo, ma è da lì che parte tutto il resto.
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