Negli ultimi due anni ho visto cambiare il modo in cui le persone cercano una vacanza più di quanto fosse cambiato nei dieci anni precedenti. Una volta gli utenti cercavano parole chiave come “hotel Firenze centro”. Oggi le persone scrivono frasi lunghe e pongo domande come: “dove posso dormire a Firenze con un cane di taglia grande spendendo meno di 150 euro a notte”. Ricerche lunghe, conversazionali, piene di sfumature. E Google, per intercettarle, ha dovuto ripensare il suo strumento pubblicitario più importante.
È così che nasce AI Max per le campagne sulla rete di ricerca: una funzionalità basata sull’intelligenza artificiale che promette più conversioni con un semplice clic di attivazione. Google parla di risultati fino al +14% di conversioni nei primi test. Numeri che fanno gola a chiunque investa in pubblicità, soprattutto nel turismo, dove ogni euro di budget conta.
Ma fermiamoci un attimo. Da consulente marketing specializzato nel settore turistico, ho imparato una cosa sulla mia pelle (e su quella dei budget dei miei clienti): nessuno strumento di Google è una bacchetta magica. AI Max può davvero migliorare le tue campagne, ma può anche bruciare budget in pochi giorni se lo attivi senza le condizioni giuste. L’ho visto succedere, e in questo articolo ti racconto anche come.
C’è poi una novità che rende questo argomento urgente: Google ha annunciato che da settembre 2026 le campagne Dynamic Search Ads verranno migrate automaticamente ad AI Max. Se hai campagne attive, questa cosa ti riguarda direttamente, anche se non lo sai ancora.
In questa guida ti spiego cos’è AI Max, come funziona davvero, quando conviene attivarlo e quando invece è meglio aspettare. Alla fine dell’articolo saprai esattamente cosa fare per la tua struttura o attività turistica.
AI Max è una suite di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale di Google che si attiva direttamente all’interno delle tue campagne Search esistenti. Tecnicamente è un interruttore: entri nelle impostazioni della campagna, attivi la funzionalità, e da quel momento Google AI inizia a lavorare su tre fronti:
– come vengono intercettate le ricerche degli utenti,
– come vengono scritti i tuoi annunci
– su quale pagina del tuo sito atterrano le persone.
La prima cosa importante da capire, e che genera ancora oggi molta confusione tra i miei clienti, è questa: AI Max non è una nuova tipologia di campagna. Non è come Performance Max, che è un formato a sé stante con le sue logiche e le sue reti di pubblicazione. AI Max è un potenziamento delle campagne sulla rete di ricerca che già conosci e che probabilmente stai già usando. Le tue keyword restano lì, i tuoi annunci restano lì, il tuo budget resta lì. Quello che cambia è che l’intelligenza artificiale inizia ad ampliare e ottimizzare quello che hai già costruito.
Google ha lanciato AI Max in versione beta a maggio 2025, e dopo quasi un anno di test su centinaia di migliaia di account in tutto il mondo, ad aprile 2026 lo ha promosso a strumento ufficiale, fuori dalla beta. Questo passaggio non è un dettaglio tecnico: significa che Google considera AI Max il futuro delle campagne di ricerca, al punto da aver deciso di ritirare formati storici come le Dynamic Search Ads per farli confluire proprio in AI Max (ne parliamo tra poco, perché è il punto più caldo del momento).
E i risultati? Google dichiara che nei test iniziali, condotti su grandi brand, AI Max ha generato fino al 14% di conversioni in più a un costo di acquisizione simile. È un dato interessante, ma va letto con spirito critico: “fino al 14%” non significa “il 14% per tutti”. Significa che nei casi migliori, con account ben strutturati e tanti dati storici, l’AI ha trovato margini di miglioramento. Nei casi peggiori, i risultati possono essere molto diversi. Vediamo perché, partendo da come funziona davvero.
Come anticipavo le AI Max si reggono su tre pilastri. Capirli bene è fondamentale, perché ognuno di questi può essere attivato o disattivato singolarmente, e questa flessibilità è la vera differenza tra usare lo strumento con metodo e subirlo passivamente.
È la funzionalità più potente e, allo stesso tempo, quella da tenere più sotto controllo. In pratica, l’AI non si limita più alle tue parole chiave: analizza l’intento dietro le ricerche degli utenti e mostra i tuoi annunci anche per query che non corrispondono esattamente alle keyword che hai inserito, ma che secondo Google esprimono lo stesso bisogno.
Faccio un esempio concreto dal mio lavoro quotidiano. Immagina un hotel sul mare in Puglia che ha in campagna la keyword “hotel sul mare Puglia”. Con la corrispondenza tradizionale, intercetti chi cerca più o meno quella frase. Con AI Max attivo, lo stesso annuncio può comparire per ricerche come “dove dormire vicino alla spiaggia con bambini piccoli Salento” o “struttura fronte mare con piscina per famiglie”. Sono ricerche che non contengono le tue keyword, ma esprimono esattamente l’intento del tuo cliente ideale.
Il vantaggio è evidente: raggiungi domanda che prima ti sfuggiva, soprattutto quella long-tail e conversazionale che nel turismo cresce ogni mese. Il rischio, altrettanto evidente: l’AI può sbagliare interpretazione e mostrarti per ricerche poco pertinenti. Per questo il monitoraggio del report dei termini di ricerca diventa un’attività settimanale obbligatoria, non un optional.
La seconda funzionalità riguarda i testi degli annunci. Google AI genera e combina titoli e descrizioni in tempo reale, adattando il messaggio alla specifica ricerca dell’utente. Prende come materia prima i tuoi annunci esistenti, i contenuti del tuo sito web e le tue landing page, e da lì costruisce varianti pensate per essere più pertinenti rispetto alla singola query.
Per chi gestisce una struttura turistica e non ha tempo (o un copywriter) per scrivere decine di varianti di annunci, è un aiuto enorme. Il punto delicato è il tono di voce: l’AI scrive in modo corretto ma generico, e se il tuo brand ha una personalità precisa, devi usare le impostazioni di brand e le indicazioni di testo per dare dei paletti. Io lo faccio sempre, sistematicamente, prima ancora di attivare la funzione.
La terza funzionalità decide dove far atterrare l’utente. Invece di mandare tutto il traffico sulla landing page che hai impostato, l’AI sceglie la pagina del tuo sito più pertinente rispetto alla ricerca. Chi cerca “hotel con spa Toscana” atterra sulla pagina della spa, chi cerca “offerte settembre” atterra sulla pagina promozioni.
Funziona benissimo, a una condizione: che il tuo sito sia ben strutturato, con pagine chiare e aggiornate. Se il sito è disordinato, con pagine vecchie, offerte scadute o contenuti duplicati, l’AI pescherà anche da lì. Ho visto un caso in cui il traffico finiva su una pagina di un’offerta natalizia… a giugno. Prima di attivare questa funzione, fai pulizia sul sito o escludi esplicitamente le pagine che non vuoi usare.
Questa è la domanda che mi fanno più spesso, sia i clienti che già investono sia quelli che stanno per partire: “Ma quindi cosa devo usare?”. La confusione è comprensibile, perché i nomi si somigliano e Google non aiuta. Proviamo a fare ordine con un confronto pratico.
La campagna Search tradizionale è quella che conosciamo da sempre: tu scegli le parole chiave, scrivi gli annunci, decidi le landing page. Massimo controllo, massima trasparenza, ma anche massimo lavoro manuale e copertura limitata a quello che riesci a prevedere. Se il tuo potenziale cliente cerca con parole diverse dalle tue keyword, semplicemente non ti vede.
Performance Max è l’estremo opposto: una campagna completamente automatizzata che pubblica annunci ovunque (ricerca, display, YouTube, Gmail, Maps, Shopping). Tu fornisci asset e obiettivi, Google fa tutto il resto. Funziona, ma la trasparenza è limitata: spesso non sai esattamente dove stanno andando i tuoi soldi e quali ricerche stanno attivando i tuoi annunci. Per molte strutture turistiche con budget contenuti, questa opacità è un problema serio.
AI Max si posiziona nel mezzo, ed è proprio questo il suo punto di forza. Resta una campagna sulla rete di ricerca, quindi i tuoi annunci compaiono solo quando qualcuno cerca attivamente qualcosa, il momento di massima intenzione. Mantieni il controllo sulle keyword, sui budget, sulle esclusioni, e i report sui termini di ricerca restano consultabili. Ma in più hai l’intelligenza artificiale che amplia la copertura e ottimizza i messaggi.
Ecco uno schema riassuntivo:
| Search tradizionale | AI Max | Performance Max | |
|---|---|---|---|
| Reti di pubblicazione | Solo ricerca | Solo ricerca | Tutte le reti Google |
| Controllo keyword | Totale | Alto | Parziale |
| Trasparenza report | Totale | Alta | Limitata |
| Automazione | Bassa | Media | Alta |
| Lavoro manuale richiesto | Alto | Medio | Medio |
E per chi parte da zero? Il mio consiglio è quasi sempre lo stesso: iniziare con una campagna Search ben costruita, raccogliere dati e conversioni per qualche settimana, e solo dopo valutare l’attivazione di AI Max. Saltare direttamente all’automazione senza dati storici è come dare le chiavi della macchina a un pilota bendato.
Ed eccoci al punto più caldo del momento. Ad aprile 2026 Google ha annunciato ufficialmente il pensionamento delle Dynamic Search Ads (DSA), il formato che per anni ha permesso agli inserzionisti di generare annunci automaticamente partendo dai contenuti del sito web, senza dover impostare parole chiave.
I fatti, in sintesi: a partire da settembre 2026, tutte le campagne idonee che utilizzano DSA, asset creati automaticamente (ACA) e corrispondenza generica a livello di campagna verranno migrate automaticamente ad AI Max. Da quel momento non sarà più possibile creare nuove campagne DSA, né dall’interfaccia di Google Ads, né da Editor, né tramite API. Contestualmente, AI Max è uscito dalla fase beta: non è più un esperimento, è la direzione obbligata.
Cosa cambia rispetto alle vecchie DSA? Google posiziona AI Max come il successore naturale, ma con una differenza sostanziale nei segnali utilizzati. Le DSA “leggevano” le pagine del tuo sito per generare annunci e abbinare le ricerche. AI Max fa la stessa cosa, ma aggiunge segnali di intento in tempo reale che vanno oltre il contenuto della landing page: comportamento dell’utente, contesto della ricerca, dati storici. In più, offre controlli che le DSA non avevano mai avuto, come le impostazioni su brand, località e indicazioni di testo. Per un hotel, ad esempio, significa poter dire all’AI “non uscire mai per ricerche che contengono il nome dei miei competitor” o “mantieni sempre questo tono nei testi”.
E ora la domanda pratica: migrare subito o aspettare settembre? La mia risposta, e qui parlo da consulente che gestisce decine di account, è netta: migrare ora, volontariamente. Chi aspetta l’aggiornamento automatico subirà una configurazione decisa da Google, con tutte e tre le funzionalità attivate per replicare il vecchio setup. Chi migra ora, invece, può controllare ogni passaggio: esportare lo storico, rivedere le esclusioni URL, verificare i target dinamici, decidere quali funzionalità attivare e quali no.
Un’ultima cosa, importante per chi opera nel turismo: moltissime strutture hanno campagne DSA attive senza saperlo, perché configurate da agenzie anni fa come “rete di raccolta” e mai più toccate. Se non sai se nel tuo account ci sono DSA attive, questo è il momento giusto per controllare. O per farlo controllare a qualcuno che lo fa di mestiere.
Dopo tanta teoria, parliamo di benefici reali. Perché AI Max, usato bene, i risultati li porta davvero. Te lo dico avendolo testato su account di hotel, B&B, agriturismi e resort negli ultimi mesi, con esiti diversi ma con alcuni pattern che si ripetono.
Il primo vantaggio, il più tangibile nel turismo, è la copertura delle ricerche long-tail e conversazionali. Le persone non cercano più “hotel Toscana”: cercano “weekend romantico in Toscana con cane in una struttura con vista sulle colline”. Sono ricerche lunghissime, uniche, impossibili da prevedere con una lista di keyword. Eppure sono ricerche con un’intenzione altissima: chi scrive una frase così sa esattamente cosa vuole ed è pronto a prenotare. AI Max è costruito esattamente per intercettare questa domanda. Su un agriturismo che seguo nel Chianti, dopo l’attivazione abbiamo iniziato a comparire per decine di ricerche che prima ci erano invisibili, e una parte significativa delle nuove prenotazioni dirette è arrivata proprio da lì.
Il secondo vantaggio è il risparmio di tempo sulla creatività. Scrivere quindici titoli e quattro descrizioni per ogni gruppo di annunci, e poi testarli e ruotarli, è un lavoro che la maggior parte degli albergatori non ha tempo di fare. L’AI lo fa in automatico, combinando i messaggi in base alla singola ricerca. Non sostituisce un buon copywriter sulla strategia, ma sulla quantità e sulla pertinenza fa la differenza.
Il terzo vantaggio è strategico e guarda avanti: AI Max prepara le tue campagne alle nuove esperienze di ricerca. Le AI Overviews e le modalità di ricerca conversazionale stanno cambiando il volto di Google, e gli annunci ottimizzati con AI Max sono progettati per integrarsi in questi nuovi contesti. Chi si adegua ora parte avvantaggiato; chi aspetta, rincorrerà.
Per chi è particolarmente adatto? Per chi ha già campagne Search attive con uno storico di conversioni, un sito ben strutturato e la disponibilità (propria o di un consulente) a monitorare i risultati. Se ti riconosci in questa descrizione, AI Max è probabilmente un’opportunità. Se non ti riconosci, continua a leggere: la prossima sezione è scritta per te.
Te lo dico senza giri di parole: ho visto AI Max far perdere soldi. Non perché lo strumento sia fatto male, ma perché è stato attivato nel modo sbagliato, nel momento sbagliato, su account che non erano pronti. E siccome il mio lavoro è proteggere il budget dei miei clienti prima ancora che farlo fruttare, questa è la sezione che mi sta più a cuore.
Il primo rischio è la perdita parziale di controllo sui termini di ricerca. Quando l’AI inizia ad ampliare la corrispondenza, può interpretare male l’intento. Un caso reale: un boutique hotel di fascia alta che seguivo ha iniziato a comparire per ricerche tipo “alloggio economico” e “ostello vicino stazione”. Click su click, budget che se ne andava su un pubblico che non avrebbe mai prenotato una camera da 300 euro a notte. La soluzione esiste, e si chiama monitoraggio costante del report dei termini di ricerca più keyword escluse aggiornate ogni settimana. Ma se nessuno guarda quel report, l’emorragia continua silenziosa.
Il secondo rischio riguarda i testi generati dall’AI. Sono corretti, pertinenti, ma tendenzialmente generici. Se il tuo brand ha costruito un’identità precisa, frasi standardizzate possono diluirla. Le impostazioni del brand e le indicazioni di testo aiutano molto, ma vanno configurate con cura, non lasciate ai default.
Il terzo rischio è l’espansione URL su siti disordinati, di cui abbiamo già parlato: pagine obsolete, offerte scadute, contenuti dimenticati diventano potenziali destinazioni del tuo traffico a pagamento. Prima di attivare questa funzione, l’audit del sito non è facoltativo.
Il quarto limite è strutturale: AI Max ha bisogno di dati per funzionare. L’intelligenza artificiale ottimizza sulla base delle conversioni storiche. Un account nuovo, senza tracciamento conversioni configurato o con pochissime conversioni al mese, non dà all’AI abbastanza materiale su cui imparare. Il risultato è un’ottimizzazione alla cieca, che spesso significa spesa inefficiente.
La morale in estrema sintesi? AI Max amplifica quello che trova. Se trova un account solido, lo migliora. Se trova un account fragile, ne amplifica i problemi.
Se sei arrivato fin qui e hai deciso di provare AI Max, fermati ancora un attimo: il “come” conta più del “se”. Ti racconto il metodo che uso con i miei clienti, costruito per minimizzare i rischi e capire davvero se lo strumento funziona per te.
Prima di toccare qualsiasi interruttore, verifico sempre tre cose. Primo: il tracciamento delle conversioni deve essere configurato correttamente. Sembra banale, ma nel turismo è il problema numero uno: prenotazioni dal booking engine non tracciate, telefonate non conteggiate, moduli di contatto invisibili a Google Ads. Se l’AI non vede le conversioni, non può ottimizzare verso di esse. Secondo: le landing page devono essere solide, veloci, aggiornate, con contenuti chiari. Terzo: serve un budget minimo sensato e uno storico di campagna. Attivare AI Max il giorno uno di una campagna nuova è un errore che vedo fare spesso.
Una volta attivo, AI Max va sorvegliato come si sorveglia un nuovo collaboratore nelle prime settimane. Tre report ogni settimana, senza eccezioni: il report dei termini di ricerca, per vedere su quali query stai effettivamente comparendo e aggiungere esclusioni dove serve; gli asset generati dall’AI, per verificare che i testi siano coerenti con il tuo brand; e il costo per acquisizione per gruppo di annunci, per individuare subito dove l’AI sta spendendo bene e dove no. Dopo il primo mese, se i numeri sono stabili, si può allentare a un controllo quindicinale. Ma il primo mese è sacro.
AI Max è gratuito? Costa di più di una campagna normale? AI Max non ha costi aggiuntivi: è una funzionalità inclusa nelle campagne Search e si paga, come sempre, solo per i click ricevuti. Detto questo, l’ampliamento della corrispondenza può portare a spendere il budget più velocemente, perché aumentano le ricerche su cui i tuoi annunci possono comparire. Non è un costo in più, ma è un motivo in più per monitorare.
Posso disattivarlo dopo averlo attivato? Sì. AI Max si attiva e disattiva dalle impostazioni della campagna, e le singole funzionalità (corrispondenza dei termini di ricerca, personalizzazione del testo, espansione URL) si possono gestire anche separatamente. Nessuna scelta è irreversibile.
AI Max sostituisce le parole chiave? No. Le tue keyword restano la base della campagna e continuano ad avere priorità. AI Max le integra, ampliando la copertura verso ricerche affini che le keyword da sole non intercetterebbero. Pensa alle keyword come al perimetro e all’AI come all’esploratore che lo estende.
Funziona anche con budget piccoli? Funziona, ma con cautela. Il vero requisito non è il budget in sé, ma il volume di conversioni: l’AI impara dalle conversioni, e con pochissimi dati l’apprendimento è lento e impreciso. Con budget molto contenuti, l’esperimento controllato è ancora più consigliato.
Che fine fanno le mie campagne Dynamic Search Ads? Da settembre 2026 le campagne DSA idonee verranno migrate automaticamente ad AI Max, con impostazioni configurate per replicare il setup precedente. Non sarà più possibile crearne di nuove. Il mio consiglio è di gestire la transizione ora, volontariamente, per mantenere il controllo della configurazione.
Posso rifiutare la migrazione delle DSA ad AI Max? No, per le campagne idonee la migrazione sarà automatica. Quello che puoi decidere è come arrivarci: preparato, con un account ordinato e una strategia chiara, oppure subendola.
Conviene attivarlo se non ho mai fatto Google Ads? Non come primo passo. Meglio partire con una campagna Search tradizionale ben costruita, configurare correttamente il tracciamento delle conversioni, raccogliere dati per qualche settimana e poi valutare AI Max con un esperimento. La fretta, su Google Ads, si paga sempre in euro.
Se dovessi riassumere tutto questo articolo in una frase, sarebbe questa: AI Max è uno strumento potente che amplifica quello che trova. Su un account solido, con tracciamento corretto, sito ordinato e monitoraggio costante, porta copertura e conversioni che manualmente non raggiungeresti mai. Su un account fragile, amplifica i problemi e li trasforma in budget sprecato.
La buona notizia è che la differenza tra i due scenari non dipende dalla fortuna, ma dalla preparazione. E con la migrazione obbligatoria delle Dynamic Search Ads alle porte, prepararsi ora non è più un’opzione: è una scadenza.
Hai già campagne Google Ads attive? Allora la domanda non è se AI Max ti riguarda, ma quanto. Richiedi un audit gratuito del tuo account: verifichiamo insieme se ci sono campagne DSA da migrare, se il tracciamento è a posto e se AI Max può migliorare i tuoi risultati o se è meglio sistemare prima le fondamenta.
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